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| Neolitico
antico |
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Facies
della Ceramica Impressa |
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Stile
di Prato Don Michele - Rendina I |
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Stile
del Guadone - Rendina II |
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Rendina
III |
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Facies
di Stentinello |
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Facies
della Ceramica dipinta |
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Stile
di Lagnano da Piede |
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Stile
di Masseria La Quercia |
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Neolitico
medio |
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Ceramiche
dipinte in bianco |
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Ceramiche
dipinte a bande rosse |
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Stile
della Scaloria Bassa |
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Stile
di Cassano Jonio |
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Stile
della Scaloria Alta |
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Stile
di Capri |
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Stile
di Serra d'Alto |
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| Neolitico
finale |
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Stile
di Diana-Bellavista |
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Neolitico
antico - Facies della Ceramica Impressa
Le
prime testimonianze neolitiche, localizzate nell'area
sud-orientale dell'Italia meridionale, solo riconducibili alla facies
culturale della Ceramica Impressa; alcune datazioni, in realtà
piuttosto dubbie, collocherebbero queste prime
testimonianze alla fine del VII millennio a.C.
Lo
studio del Neolitico meridionale non può certamente prescindere
dall'analisi dei villaggi trincerati del Tavoliere. Questi villaggi
sono generalmente delimitati da fossati di recinzione che
racchiudono fossati a C e altre strutture; sono in
numero variabile e di vario tipo (circolari, ovali o aperti). Il villaggio di Passo di Corvo, ad
esempio, presenta un'area abitativa di circa 40 ha all'interno
della quale sono compresi un centinaio di fossati a C ed un'area
attigua di circa 90 ha utilizzata probabilmente per attività
agricole e per il pascolo. Mentre i fossati a C sono elementi del tutto
originali nel mondo neolitico meridionale,
i fossati di recinzione, così come le capanne absidate, trovano
dei confronti con il mondo egeo e medio-orientale. Sia per i
fossati di recinzione che per quelli a C gli studiosi non sono
ancora riusciti a trovare un'unica spiegazione. Secondo
alcuni (Tinè) i fossati svolgevano un ruolo di drenaggio; altri
Autori ipotizzano per i fossati di recinzione una funzione di
demarcazione territoriale, mentre i fossati a C delimitavano le aree riservate a particolari attività.
Tinè
(S. Tinè, Passo di Corvo e la civiltà
neolitica del Tavoliere, Genova 1983), sulla base dello studio
dei villaggi trincerati del Tavoliere, ha individuato una serie di facies
attraverso l'evolversi degli stili ceramici. Il Neolitico antico
è stato così suddiviso in quattro distinte fasi, di cui le prime
due contraddistinte dalla facies della Ceramica Impressa.
Al
VI millennio sembra risalire l'impianto del villaggio di Rendina
(valle dell'Ofanto, Basilicata) dal quale sono emersi dei dati
molto importanti per lo studio del primo neolitico; lo sviluppo
dell'abitato, suddiviso in tre periodi, si estende fino a circa la
metà del V millennio a.C.
Nel
corso del VI millennio l'agricoltura sembra essere già ampiamente
documentata come dimostrano i resti di Hordeum vulgare, Triticum
aestivum/durum, Triticum monococcum, dicoccum, Hordeum
sp., Lens culinaris, ecc.; anche l'allevamento di
specie domestiche come gli ovicaprini, bovini e suini è ben
attestato. Considerando la bassa percentuale di resti di animali
selvatici e la minore incidenza di attività quali la raccolta e
la pesca si può sostenere sembra ombra di dubbio che le comunità
neolitiche basassero la propria economia di sussistenza
sull'agricoltura e l'allevamento.
Fin
dal Neolitico antico compare nell'industria litica una tecnica
particolare, denominata campignana, caratterizzata da larghe
schegge bifacciali. L'industria di questo tipo, localizzata
nell'area garganica e che perdura per molto tempo fino alle soglie
dell'età del Bronzo, sembra essere strettamente legata ad
attività particolari come pratiche di disboscamento e la
lavorazione del legname. Nei villaggi trincerati del Tavoliere
questi strumenti sono scarsamente attestati e ancor di meno lo
sono negli insediamenti della Puglia centro-meridionale.
Connessa
allo sfruttamento della selce garganica si sviluppa anche un'attività
mineraria. Di particolare importanza risulta essere la scoperta
della Defensola presso Vieste: una miniera per l'estrazione della
selce a camere comunicanti con accessi multipli esterni e corridoi
interni che si sviluppa su due piani sovrapposti. All'interno
degli ambienti sono stati rinvenuti lucerne in calcare bianco,
picconi, mazzuoli e vasi riferibili alla fase culturale della
Ceramica Impressa. Le datazioni radiometriche indicano per i
livelli recenti della struttura 5040±80 e 4680±40 a.C.
Con
il V millennio a.C. si diffonde, sempre nell'ambito della cultura della
Ceramica Impressa, dapprima la facies di Stentinello (inizio del V
millennio) e successivamente la cultura della ceramica dipinta
(prima metà del V millennio) della quale sono stati riconosciuti
differenti stili ma tutti pressoché contemporanei.
Stile
di Prato Don Michele - Rendina I
La prima delle
quattro fasi, il Neolitico Antico I, è caratterizzato da
ceramiche d'impasto di forma molto semplice (ciotole, fiaschi,
dolio, scodelle) e con decorazione impressa che copre l'intera
superficie del vaso secondo lo stile definito "di Prato Don
Michele".
Documentato in Puglia e in Basilicata è ben attestato nei siti di
Coppa Navigata (5830±320 a.C., Manfredonia), Torre Sabea (Gallipoli), Fontanelle
e Torre Canne (Brindisi) ma soprattutto nel villaggio di Rendina in Basilicata.
Nel
sito di Rendina sono stati riconosciuti tre differenti periodi sulla base dei cambiamenti relativi alla topografia
dell'insediamento, alle strutture, alle usanze funerarie e alle
produzione di ceramica e manufatti litici.
Nel
primo periodo (Rendina I) l'insediamento si caratterizza per la
presenza di un fossato semicircolare profondo mediamente 1,7-2 m
che lo chiude sul lato est. Le capanne, di forma rettangolare, si
distinguono per la presenza di grandi buche di palo; di lunghezza
variabile fra 8 e 12 m e larghe circa 4 m non presentano
suddivisioni interne mentre sono frequenti i pozzetti rivestiti di
argilla posti sia all'interno che all'esterno della capanna. A
questa fase si riferiscono due delle cinque sepolture venute alla
luce nell'insediamento; una, circondata da una serie di buche di
palo, è costituita da due fosse comunicanti all'interno delle
quali sono state rinvenute delle tracce di ocra; il defunto, con
tracce di ocra sul capo e sulle spalle, era stato deposto sul
fianco sinistro e in posizione contratta; l'altra sepoltura
conteneva invece i resti di una donna adulta e di un bambino.
La
produzione vascolare è rappresentata sia da ceramica d'impasto
grossolano che ceramica semidepurata con superficie lucida o
semilucida. La presenza di una macina e di un macinello accanto a
resti di frumento (Triticum aestivum/durum) e orzo (Hordeum
vulgare) attestano l'inizio della pratica agricola. Da
segnalare il rinvenimento di frammenti di figurine fittili.
Stile
del Guadone - Rendina II
La
seconda fase del Neolitico antico ("Neolitico
Antico IIa"), secondo la
classificazione di Tinè, è caratterizzata dalla ceramica
riferibile allo "stile del Guadone"; esso è attestato
nell'abitato di Rendina (Rendina II), nel Tavoliere, in
Basilicata e in Campania.
Le forme ceramiche maggiormente
rappresentate sono le scodelle, le ciotole a calotta o emisferiche
e ollette globulari.
La decorazione impressa, che di solito occupa
la parte superiore del vaso e più raramente anche l'interno,
forma fasci di linee verticali, orizzontali, zig-zag,
triangoli, rombi ottenuti con punzoni, rocker, a cardium. A volte
i motivi decorativi presentano incrostazioni di colore bianco,
giallo o rosso.
L'industria
litica, piuttosto scarsa, è
costituita da schegge atipiche e lamelle; del tutto assente
risulta essere l'industria su pietra levigata.
Nel sito di Guadone
sono state individuate delle strutture con il tipico fossato a C e
due piccole grotte, una utilizzata come cisterna e l'altra
probabilmente come silos per le derrate.
La
ceramica del Guadone trova analogie con quella della costa
adriatica orientale a dimostrazione dell'esistenza di stretti
rapporti tra le due aree. Produzioni vascolari affini si
rinvengono infatti in alcuni siti della costa dalmata (Albania
e Bosnia).
Il
secondo periodo di Rendina, con datazioni comprese fra 5160±140 e
4490±150 a.C., è caratterizzata da un'estensione minore
dell'abitato; il fossato principale non è più utilizzato e ne
viene costruito un secondo, di dimensioni minori, posto più a
monte. Le capanne, di dimensioni più piccole rispetto a quelle del
primo periodo, si caratterizzano per la presenza delle fondazioni
in pietra.
Rendina
III
Alla
seconda metà del V millennio a.C. si data il terzo periodo di
Rendina caratterizzato da una ceramica con decorazione impressa
molto elaborata e dalla ceramica denominata "red slipped",
con ingubbiatura di tonalità variabile, di solito rosso scuro.
La
decorazione impressa, spesso con incrostazioni di colore,
costituisce motivi formati da fasci di linee parallele e a
zig-zag, file di triangoli e schemi antropomorfi stilizzati.
Tra
le forme maggiormente rappresentate si segnalano, per la ceramica
fine, la scodella, la ciotola emisferica o carenata, il bicchiere,
l'olletta e il fiasco; per la ceramica grossolana, la
scodella, il fiasco e il dolio.
L'industria
litica, molto più abbondante rispetto alle fasi precedenti, si
caratterizza per l'assenza di strumenti a ritocco piatto, per una
maggiore presenza di bulini rispetto ai grattatoi e per l'alta
percentuale di strumenti a ritocco semplice; tutte caratteristiche
queste che si rinvengono in altri siti della Ceramica Impressa
dell'Italia centro-meridionale (villaggio Leopardi e Capo d'Acqua in
Abruzzo).
Il
rinvenimento di resti di frumento, orzo, fave e
lenticchie attestano una pratica agricola caratterizzata anche
dalla possibile rotazione delle colture.
L'insediamento
è costituito da capanne a pianta ovale con pavimentazione a
blocchi d'argilla cotta; i fossati delle fasi precedenti sono
stati obliterati. Al centro dell'abitato sono state rinvenute due
sepolture di bambini. La prima, all'interno di una capanna e
circondata da una serie di buche di palo, conteneva il corpo di un
bambino di 4-5 anni deposto sul fianco sinistro in posizione
rannicchiata e con tracce di ocra sul cranio. La seconda risultava
molto danneggiata e incompleta.
La
pratica di deporre i defunti all'interno di un abitato e al di
sotto delle abitazioni è piuttosto diffusa agli inizi del
Neolitico medio nei Balcani meridionali, nelle regioni adriatiche
e nell'Egeo.
Facies
di Stentinello
Mentre
le facies della Ceramica Impressa finora descritte sono
maggiormente diffuse in Puglia e in Basilicata, la facies di
Stentinello è attestata in Calabria, in Sicilia e nelle isole
Eolie.
La ceramica comprende due differenti
classi; una, grossolana e con pareti spesse e superfici lisciate all'esterno,
è caratterizzata
da forme aperte a fondo convesso e con decorazione impressa
costituita da semplici motivi riuniti in bande orizzontali.
La
seconda classe comprende ceramica fine di ottima qualità con
impasto depurato e superfici lucide sia all'interno che
all'esterno; le forme ceramiche maggiormente rappresentate sono le
ciotole a fondo convesso e con orlo leggermente rientrante.
La
decorazione, piuttosto variegata, comprende motivi come rombi,
denti di lupo, fasci di linee parallele, a zig-zag, a spina di
pesce e il tipico occhio umano stilizzato; questi motivi
decorativi si riuniscono in bande orizzontali e verticali
dall'orlo fino in prossimità del fondo e talvolta presentano
tracce di ocra rossa.
L'industria
litica è soprattutto rappresentata da strumenti di ossidiana
proveniente da Lipari.
Le
datazioni ottenute per i numerosi siti di Piana di Curinga
(Catanzaro) attestano una lunga durata per la facies di
Stentinello, compresa fra l'inizio del V millennio a.C. e
l'inizio del IV millennio a.C.
Neolitico
antico - Facies della Ceramica Dipinta
Stile
di Lagnano da Piede
Nella
prima metà del V millennio a.C. si diffonde la facies della
Ceramica dipinta nel cui ambito sono stati riconosciuti differenti
stili che, in base alle datazioni radiometriche disponibili,
sembrano essere comunque contemporanei. Già nel corso della facies della
Ceramica Impressa evoluta compaiono elementi cromatici
(incrostazioni di colore, ingubbiatura/lucidatura) ma la prima
testimonianza di una ceramica con decorazione dipinta vera e propria
si ha con lo "stile di Lagnano da Piede". Il Tinè
attribuisce questo stile ad una fase di passaggio ("Neolitico
antico IIb") fra lo stile del Guadone e la facies di Masseria
la Quercia.
L'area
sottoposta ad esplorazione del villaggio di Lagnano (Ascoli Satriano),
delimitata da un fossato a C e pavimentata con ciotoli, ha
restituito ceramica che presenta, sullo stesso vaso, la decorazione
impressa di tipo evoluto e i motivi dipinti a bande strette di
colore bruno e rossastro ("stile Guadone-Lagnano"); il
vasellame con la
decorazione dipinta sono comunque in netta prevalenza sul vasellame
con
elementi misti. I motivi più frequenti sono le bande sotto
l'orlo, una banda con strisce diagonali al di sotto dell'orlo,
strisce oblique parallele, triangoli e più raramente motivi
antropomorfi e zoomorfi. Tra le
forme ceramiche, con impasto depurato e superfici levigate,
prevalgono le ciotole emisferiche o a calotta con fondo convesso e
le ciotole carenate.
Il tipo
di insediamento più ricorrente è il tipico villaggio trincerato
con fossato a C. Nell'industria litica l'ossidiana è piuttosto rara
mentre l'industria ossea è poco documentata. Sono attestati
agricoltura e allevamento (caprovini, bue, maiale)
Stile
di Masseria La Quercia
Gli
insediamenti riferibili a questa facies sembrano localizzati in
un'area ben definita del Tavoliere anche se testimonianze di questo
stile sono state riconosciute a Starza di Ariano Irpino in Campania
e in altre località della Puglia. Le datazioni radiometriche di
questo stile, definito dal Tinè "Neolitico antico III",
si sovrappongono a quelle della fase Rendina II e allo stile di
Lagnano. Sempre secondo il Tinè l'origine della ceramica dipinta di
Masseria e di Lagnano deve essere cercata nella "pattern
burnished ware" dei livelli Va e IVc di Ugarit (fine VI-inizi V
millennio a.C.).
La
ceramica dello stile di Masseria La Quercia è prevalentemente ad
impasto depurato molto compatto, ingubbiata e lucidata; tra le forme
presenti predominano i fiaschi, gli orcioli, le ciotole emisferiche
e tronco-coniche. Accanto a questo tipo di ceramica figurano anche
classi ceramiche d'impasto grossolano pertinenti a forme di grandi
dimensioni (bicchieri con fondo a tacco, vasi ovoidali) talvolta
decorati a impressioni o a incisioni, e in qualche caso con entrambi
i due tipi decorativi. La decorazione dipinta, che può occupare sia la
metà superiore del vaso che l'intera superficie, sia l'interno che
l'esterno, è costituita da sottili linee rosse o brune riunite in
fasci fino a formare motivi geometrici vari anche molto complessi. I
motivi decorativi sono molto vari: triangoli campiti a graticcio o a
tratteggio obliquo, scacchiere, zig-zag, rombi, rettangoli. Tra i
motivi dipinti compare anche quello "dell'offerente"
(presente anche nello stile Rendina II) e diffusi risultano essere i
motivi antropomorfi plastici applicati sull'orlo dei vasi.
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Ceramica
e figura femminile da Passo di Corvo (da
Cocchi Genick, p. 217) |
L'industria
litica presenta una relativa abbondanza di manufatti di tecnica
campignana, in particolare nel sito di Monte Aquilone. Sono attestati
manufatti di ossidiana proveniente da Lipari mentre l'industria ossea è
poco documentata. Agricoltura e allevamento sono ampiamente documentati.
Gli insediamenti, caratteristici per i fossati di recinzione ed i
fossati a C, presentano varie fasi strutturali e piante spesso molto
complesse.
Fonte:
D.
Cocchi Genick, Manuale di Preistoria, Neolitico, volume
II, Octavo, Firenze 1994, pp. 189-219
M.
Cipolloni Sampò, Il Neolitico nell'Italia merdionale e in
Sicilia, in A. Guidi - M. Piperno (a cura di), Italia preistorica,
Laterza, Roma-Bari 1992, pp. 334-365
Per
la bibliografia si veda:
D.
Cocchi Genick, Manuale di Preistoria, Neolitico,
cit., pp. 253-257
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| Sommario |
Italia
meridionale 2 |
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