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Chiesa di
Santa Sperandia
Via S. Sperandia
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Nei documenti del XIII e XIV
secolo (1) si parla espressamente di una chiesa e di un monastero
dedicati a S. Sperandia.
A partire dal 1482 accanto a S. Sperandia,
compare, come titolare della chiesa, anche il nome di S. Michele: alma
Ecclesia Monasterii Sancti Michaelis, nunc Sanctae Sperandeae nuncupata
extra muros Cinguli (2).
Nel 1560 fu consacrata dal Vescovo di
Carole Mons. Egidio Falcetta, sotto l’invocazione sia di S. Michele
Arcangelo e sia della Beata Sperandia, la quale, diventa ufficialmente
contitolare della stessa (3).
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Veduta
parziale della chiesa (foto di S. Mosca) |
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La chiesa subì numerosi e
radicali cambiamenti se si presta fede alle monache del Monastero, le
quali, intorno al 1602, secondo quanto riferisce il Franceschini,
asserivano che essa era stata rifatta” ingrandita tre volte (4).
Un’importante ampliamento avvenne nel 1525 quando, grazie alla
munificenza di mons. Giovanni Simonetti, venne costruita l’attuale
cappella dove fu trasferito il corpo incorrotto della Santa che dal 1278
era custodito nell’altare maggiore. Nel 1621 mons. Pietro Giacomo Cima
fece restaurare la cappella e la fece adornare di stucchi ad altorilievo
raffiguranti S. Sperandia nella volta, quattro Virtù ai lati e dodici
scene della vita della Santa.
Annibale Ricca, facoltoso
cingolano residente a Verona, nel 1633, volle esprimere la sua devozione
alla santa provvedendo alla costruzione di una nuova e più degna sede
per il suo corpo. Fece lavorare pregiati marmi a Verona e li fece
trasportare a Cingoli, via mare, attraverso il porto di Senigallia, per
la messa in opera. La nuova urna fu terminata il 9 dicembre 1639 (5).
Nella seconda metà del seicento
furono effettuati lavori di restauro e di abbellimento nella chiesa la
quale assunse, all’interno, una configurazione architettonica ispirata
essenzialmente a un moderato gusto barocco, successivamente poi,
ritoccata in qualche altare e in qualche particolare secondo lo stile
settecentesco, compresa la facciata con il suo caratteristico atrio.
Intorno alla metà del secolo
XVIII anche nel Monastero furono eseguiti dei lavori edilizi che lo
rinnovarono totalmente per la cospicua somma di 4402 scudi. (6).
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Monastero e
Chiesa di S. Sperandia (n. 54). Particolare della pianta
dell'Avicenna, 1644
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Nel 1683 fu collocato sull'altare
maggiore il dipinto di Pier Simone Fanelli, raffigurante il Miracolo
delle ciliege, che prese il posto della tavola di Antonio da Faenza,
Madonna col Bambino e Santi (Michele Arcangelo, Sperandia,
Giovanni Battista, Barbara e Agnese), dipinto nel 1526, il quale fu
trasferito in quella circostanza al primo altare di destra, dove tuttora
si ammira.
Presumibilmente sono del Fanelli
anche i dipinti nelle vele della cappella dell'altare maggiore,
raffiguranti quattro virtù (Speranza, Umiltà, Purità e Pazienza) e i
due quadri ovali posti ai lati dell'altare, oggi poco leggibili e
raffiguranti Santa Sperandia penitente nella grotta e l'Esaltazione
del suo cadavere. La cantoria e le due gelosie poste ai lati
dell'altare maggiore sono con poco fondamento attribuiti agli Scoccianti
o alla loro bottega.
Sul secondo altare di destra si
trova una Crocifissione, evidente copia di quella dipinta da
Scipione Pulzone, detto il Gaetano, per la Cappella del Crocifisso nella
chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma (7).
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Antonio da
Faenza, Madonna col Bambino e Santi (foto del 3/1/2004) |
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(1) Fra i principali si
ricordano: l’Istrumento del 2 settembre 1278, manoscritto Vita
Latina: actum Cinguli apud infrascripta sancta sonoris
Spereindeo Ecclesia e lo Statuto di Cingoli del 1325, rubrica De
eleemosynis: Ecclesii S. Marci, S. Amadei, S. Sperandeae
cuilibet tres libras. Archivio di Stato di Macerata, Comune di
Cingoli.
(2) F.C. Cavallini, Istoria
della vita di S. Sperandia Vergine dell’Ordine Benedettino,
Fermo 1752, pp. 87-91
(3) G. Santarelli, Culto,
chiesa e monastero di S. Sperandia, in AA.VV., Celebrazione
VII Centenario della morte di S. Sperandia, Cingoli 1976, p.
88
(4) T. Franceschini, Istoria
della Vita della Gloriosa Santa Sperandia, Fermo 1602, pp. 12,
14
(5) P.
Appignanesi, Guida della città e del
territorio, in Cingoli Natura Arte Storia
Costume, Cingoli 1994, p. 112
(6) G. Santarelli,
Culto, chiesa e monastero di S.
Sperandia, cit. pp. 92, 94
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