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Chiesa dei
SS. Quattro Coronati
Località:
Bachero
Distanza da Cingoli:
Km 9
Coordinate (dati
google maps):
| DD |
N 43.407497° |
E 13.214589° |
| DMS |
N 43° 24´
26.989" |
E 13° 12´
52.52" |
| DM |
N
43°
24.44981 |
E 13°
12.87533 |
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Della chiesa, con annesso
monastero dei Canonici Agostiniani, si hanno notizie fin dal 1130
con il titolo di San Salvatore e San Cornelio (si
veda anche la sezione medievale di Archeologia e Storia: Sito
n.
7).
Ricevette donazioni e privilegi tra i quali il diritto di
sepoltura da Innocenzo III nel 1141, probabilmente in occasione della
consacrazione della chiesa stessa, estendendo la sua giurisdizione su
altre venti chiese sparse nei territori di Osimo, Camerino e Ancona.
A partire dal
1153 si impone la denominazione ai SS. Quattro Coronati.
Trent'anni dopo la canonica estendeva il suo potere giurisdizionale su
molte chiese di Osimo, Camerino e Ancona.
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Facciata
della chiesa (foto di S.Mosca)
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Nel 1540 l’abate Sebastiano
Silvestri sostituì il portale come mostra l’iscrizione posta sopra
l’architrave.
Dal XVI
secolo e fino al 1861 è sotto amministrazione commendataria. Da tale
anno passa a proprietà privata.
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| Architrave
(foto di S.Mosca) |
La
chiesa, costruita in blocchetti di pietra, ha pianta rettangolare, di m.
10,90x17,70, e termina in tre absidi
semicircolari, di cui la mediana più grande, ciascuna attraversata da
una monofora. In ogni abside laterale si apre una piccola monofora con
arco a tutto sesto e forte strombo esterno ed interno; l'abside centrale
ha una monofora piuttosto stretta ed alta, con arco a sesto acuto.
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L'
interno è suddiviso in tre campate da due archi trasversali ogivali che
impostano su pilastri addossati alle pareti laterali e sostengono le
travi a vista del tetto.
Sul
presbiterio, leggermente rialzato, si innalzano tre arcate a tutto
sesto, quella mediana più ampia e molto più elevata delle
laterali, sostenute da due pilastri quadrati (cui corrispondono
due semicolonne nella parete absidale), sui quali impostano anche
le coperture del presbiterio stesso: a botte longitudinale nella
parte centrale, a crociera in quelle laterali.
E'
distinto in tre piccoli
ambienti, quello centrale coperto da volta a botte, i due laterali, più
bassi, coperti da crociera.
La
chiesa non ha contrafforti esterni, né finestre laterali, essendo
le fonti di luce rappresentate esclusivamente dalle monofore delle
tre absidi e dal rosone della facciata, rinnovato in epoca
posteriore.
Interessante
la presenza delle tre absidi, che è un fatto piuttosto raro in
questo tipo di chiese in cui la semplicità è la regola.
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I
rifacimenti che si notano all'esterno nella parete absidale
potrebbero far pensare ad una precedente chiesa di impronta
romanica a tre navate (di cui le laterali più basse),
successivamente trasformata a navata unica con archi trasversali;
peraltro non si può escludere che la chiesa (a prescindere dalla
facciata) sia sorta nei lineamenti attuali in un sol tempo: la
monofora ad acuto dell'abside centrale e i due archi ogivali
longitudinali che sostengono la copertura del presbiterio
potrebbero esserne indizi (i rifacimenti, in questo caso,
sarebbero stati parziali restauri).
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A
destra del portale, a 161 cm dal suolo, è posta
un'iscrizione su pietra arenaria:
[H]ic
requietsi Amico magister
Per
quanto riguarda il personaggio citato, Amico,
benché ne appaiano diversi nelle fonti
documentarie con tale nome, nessuno porta il
titolo di magister. E' necessario però
ricordare che nel 1141 la canonica ottenne da
Innocenzo II il diritto di sepoltura. Tale
privilegio potrebbe essere stato accordato in
concomitanza con la consacrazione della chiesa
romanica. |
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Iscrizione
(foto
di S.Mosca)
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Non
è da escludere, pertanto, che il magister Amico
ricordato nell'iscrizione fosse l'autore dell'edificio sacro
al quale i canonici concessero il privilegio della sepoltura
e la relativa memoria obituaria. |
Testo:
Per
la storia: P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, in Cingoli.
Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, p. 122
Per
l'architettura:
A.
Cherubini, Architettura e scultura medievali nel territorio di
Cingoli, in AA.VV., Cingoli
dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, "Studi
Maceratesi" 19, Macerata 1986, p. 166
Per
l'epigrafe: G. Avarucci - A.
Salvi, Le iscrizioni medioevali di
Cingoli, Padova 1986, pp. 74-75
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