Dal 1664 la chiesa passò ai
Filippini i quali, conservandone alcune strutture esterne romaniche
(parte inferiore della facciata e parete destra) e rinascimentali (base
del campanile) ne modificarono radicalmente l'interno, a partire dal
1685, avvalendosi dell'architetto romano Giovanni Battista Contini.
Rimase la struttura a navata unica con l'abside semicircolare; l'interno
venne profondamente modificato con decorazioni in stucco e affreschi, in
stile barocco, con volte decorate, dal Fanelli e dal Marini, con scene
bibliche e figure allegoriche.
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Parte
inferiore della facciata
(foto del 28/12/2003)
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Anche il campanile
fu modificato
e in suo luogo
venne innalzato quello attuale, nel lato est della chiesa. Fu consacrata dal Vescovo osimano Opizio Pallavicini nel 1694,
sotto il titolo di San Filippo Neri.
In molte decorazioni degli arredi
e nella base del campanile seicentesco è raffigurato l’emblema dei
Filippini: un cuore fiammeggiante con due gigli legati e una stella a
otto punte. Tale emblema è ripetuto spesso: è intagliato nella
balaustra lignea delle cantorie, sulla porta della sagrestia, nei
confessionali di noce.
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Particolare
della decorazione della volta (foto di S. Mosca)
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I Filippini durante
l’ammodernamento dell’interno godettero dei contributi di
prestigiose famiglie cingolane, le quali fecero a gara, con munifiche
donazioni, per dimostrare a tutta la cittadinanza, l’elevata posizione
sociale ed il prestigio politico. Prima fra tutte è quella dei Cima
della Scala che nella persona di Costanza fece realizzare a sue spese
l’intero alzato architettonico della cappella dell’altare maggiore;
Costanza commissionò al pittore palermitano Giacinto Calandrucci
(1646-1707), allievo del Maratta, la tela dell’altare maggiore
raffigurante La transvertebrazione di San Filippo. Nella base
delle colonne dell'alzato architettonico è scolpito lo stemma dei Cima
della Scala.
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L'Estasi
di Santa Teresa d'Avila, Carlo Cignali (foto di S.
Mosca) |
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Transvertebrazione
di S. Filippo, Giacinto Calandrucci (foto di S. Mosca) |
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Il
secondo altare di sinistra, fatto
decorare dalla famiglia Silvestri, è intitolato a Santa Teresa d’Avila
con un dipinto attribuito a Carlo Cignali (Bologna 1628 – Forlì 1719)
che ne raffigura l’Estasi (2). Lo stemma dei Silvestri è
appena visibile alla base della colonna sinistra dell’alzato
dell’altare.
(1) P. Appignanesi, Guida della
città e del territorio, in Cingoli.
Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, pp. 102-103
(2) La famiglia che riusciva a
decorare il primo altare a cornu evangelii (cioè sul lato
sinistro entrando) era da tutti riconosciuta come la più facoltosa e
influente della città, dopo quella che aveva decorato l’altare
maggiore. I marchesi Silvestri avendo decorato l’altare a cornu
evangelii, dimostrarono di essere secondi soltanto alla famiglia
Cima.
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Interno della chiesa di S.
Rocco (foto di S.Mosca)
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Sotto l’abside semicircolare si
trova la chiesa di San Rocco che nel 1588 era aggregata all’Arciconfraternita
dei Santi Rocco e Martino dei muratori di Roma. Ai lati dell’altare,
sul quale era collocata l’urna con la statua di San Rocco, si
trovavano due cartelle murate in cui si leggevano le seguenti parole:
HANC TABULAM D.ROCCO
BONA VALLETUD
PROTECTORI INERBERUM
OMNIUM ABACTORI
COEMENTARI CISALPINI
D. A.D. MDXXXXVI
Ai lati di queste cartelle le due
croci e le insegne dei muratori.
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