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Chiesa di S.
Anastasio
Località:
S. Anastasio
Distanza da Cingoli:
Km 4
Coordinate
(dati
google maps):
| DD |
N 43.381389° |
E 13.236111° |
| DMS |
N 43° 22´
53.04" |
E 13° 14´
10.38" |
| DM |
N
43° 22.88333 |
E
13° 14.16666 |
Della chiesa si hanno notizie fin
dal 1186 come ecclesia S. Anastasii de Prato; compare nell’elenco delle chiese che nel
1290-1292 pagavano la decima alla Sede Apostolica (1).
E' intitolata ai
santi Vincenzo (diacono spagnolo e martire ai tempi della persecuzione
di Diocleziano) e Anastasio (monaco e martire persiano). La chiesa ha
subito dei forti rimaneggiamenti che ne hanno rovesciato anche
l'orientamento. Della chiesa
originaria si conservano ancora degli elementi visibili nella parete sud
, dove si apriva una porta ad arco con materiale di spoglio di epoca
romana e altomedievale (VII o VIII secolo).
Fra i materiali recuperati
all'interno della chiesa si segnala un frammento di lastra che
riproduce un uomo calvo, con indosso una corte veste stretta alla vita da
una vistosa cinta, le cui mani sono all'interno delle fauci di due
animali.
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La facciata è rivolta ad est ma
nel 1734 l'ingresso si apriva nella parete sud, probabilmente nel punto
dove appare un arco oggi tamponato.
La struttura attuale della chiesa
risale al XV secolo; a quel periodo si datano gli affreschi che
ricoprono le pareti interne. Essi, che rientrano nella tipologia degli
ex-voto, presentano dei testi in volgare, con errori ortografici ed
influssi linguistici dialettali.
Evidenti
sono alcune
espressioni dialettali, esta e devotiò,
e grafie come filgliola, Va(n)gielista, ma(r)zzo
(2): |
S(antco)
Dominico
Esta
. fegura . la f(ece) . f(are) . Macaria . filgliola . de
Va(n)gielista
de
Romane p(er) sua devotiò 1499 adì 14 de ma(r)zzo
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Materiali
di reimpiego visibili nella parete sud della chiesa (foto
del 27/12/2003)
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(1) P. Sella (a cura di), Rationes
decimarum Italiane nei secoli XIII e XVI, Marchia, Città del
Vaticano 1950, (Studi e Testi, 148), nn. 3839, 4033, 4136, 4326,
4479
(2) G. Avarucci - A. Salvi,
Le iscrizioni medioevali di Cingoli,
Padova 1986, p. 65
(3) Vedi anche la sezione
medievale: Sito
n.
26
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