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Il
diavolo
In merito alla formazione della "Mano del diavolo"
(ma' de u diaulu) esistono tre
diverse tradizioni orali (1).
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La prima sostiene che, nei primi secoli dell'era cristiana,
il diavolo dovette fuggire dal territorio di Cingoli perché i suoi
abitanti, abbandonati i culti pagani, avevano abbracciato la fede
cristiana.
Egli nel disperato tentativo di rimanere ancora presente,
diede un'ultima rampata con una mano lasciando impresse nella montagna
le scanalature simili a quelle delle dita.
La
seconda afferma che, nel periodo in cui era Vescovo di Cingoli S.
Esuperanzio e non riuscendo egli a convertire appieno la popolazione
alla nuova fede per la persistenza del diavolo, venne dal nostro patrono
scacciato.
Il maligno, come ultimo disperato gesto di resistenza,
attanagliò e segnò la montagna del Monte Nero prima di scomparire
definitivamente dal nostro territorio.
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La
mano del diavolo (28/12/2003) |
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La terza versione narra che S.
Bonfilio prima di poter vivere in modo eremitico, in contemplazione e
preghiera (quindi necessitava di pace e tranquillità, cose che il
diavolo non gli permetteva) scacciò il maligno che dimorava in quella
vallata. Il demonio nel fuggire precipitosamente, appoggiò la mano al
fianco della montagna lasciando impresse le enormi dita della sua mano.
L'intervento
dei Santi
Vuole la tradizione che nel luogo
dove oggi sorge la chiesa di S.
Michele stanziassero alcuni guerrieri ai quali, volgendo a loro
sfavore le sorti della battaglia, apparve S. Michele Arcangelo che disse
“Alzatevi, chè la vittoria è vostra!”. Ripresero lena i guerrieri
e i nemici furono ben presto scaraventati oltre Aliforni, nel territorio
di S. Severino Marche.
S. Angelo apparve anche ad
alcuni viandanti per garantire loro il passaggio attraverso la valle
sottostante; da allora fu istituita una confraternita di soldati, detta
di S. Angelo, che per molti anni perseguì lo scopo di proteggere quanti
dovevano attraversare la valle.
Un giorno, mentre Santa Sperandia
si dissetava con l’acqua del Rio, il diavolo le scagliò addosso un
masso che non pesava meno di cinquanta quintali. La Santa si rivolse a
Sant’Angelo dicendo: “Aiutami, Angelo, che Satinasse mi affoga!”.
L’Angelo fermò e puntellò il masso e la Santa finì di bere.
La stessa Santa era solita sedere
presso il romitorio di S. Angelo, su un masso che ancora oggi è
denominato “seggiola di Santa Sperandia” e sul quale si possono
vedere le impronte lasciate dai suoi capelli.
Sulle
cose che si vedono...
Strani fenomeni vennero osservati
nei cieli al di sopra della
chiesa di S.
Flaviano nell'omonima frazione cingolana: “una pia tradizione narra che
dopo la venuta della S. Casa di Loreto si vedevano nella notte stellata
dei lumi che da S. Flaviano si dirigevano a Loreto e viceversa” (2).
Una
tradizione cui fa riferimento lo stesso Avicenna: "Moltissimi anni
sono furono da pie, e religiose Anime, e da più sorte di genti spesse
fiate veduti spiccar in grande quantità lumi splendentissimi dalla
Santissima Casa di Loreto, e per lo Notturno Ciel Cristallino
velocissimamente volando, venire a posarsi sopra questo Santo Tempio,
rendendolo con sommo stupore dei rimiranti per qualche spazio di tempo,
fiammeggiante appunto, come un sole lucidissimo" (3).
Di un fenomeno simile ci
riferisce anche lo Zibaldone:
“1586 - Li. 30. Ottobre. Per
ordine del Vescovo di Osimo si adunò una Processione generale per
andare a visitare la Chiesa di S. Flaviano, ove da persone pie e degne
di fede si vidde di notte più volte certi globi di fuoco, o Lumi
provenienti dal cielo sopra detta Chiesa ove vi è una miracolosa
Immagine di Maria SSma; perciò la Comune fa riattare la strada che
dalla Città và in detta Chiesa in Campagna…” (4).
A Cingoli sarebbero numerose le case infestate dagli spiriti; di solito,
queste manifestazioni avvengono in abitazioni o antichi palazzi in stato
di degrado. Oltre ai classici fenomeni uditivi e visivi (colpi sui muri,
movimenti di oggetti, sparizione degli stessi, incendi improvvisi) che
caratterizzano l'estrinsecarsi
di simili manifestazioni merita ricordare il caso di una
"presenza" che per molto tempo abitò a stretto contatto con
una famiglia cingolana. I fatti iniziarono a manifestarsi in una vecchia
casa nella frazione di S. Maria del Rango intorno al 1940. In questa
abitazione si udivano spesso dei colpi secchi nei muri, fruscii e
"strani rumori". In un'occasione venne anche vista una figura
eterea a cavallo di una botte. Lo stato fatiscente della casa fece
decidere al proprietario la demolizione della stessa. La nuova
abitazione venne costruita lì vicino riutilizzando parte del materiale
risultante dalla demolizione della vecchia casa. Con sorpresa, i
proprietari constatarono che i fenomeni continuavano a manifestarsi...
Le
strane "presenze" del territorio cingolano non sono passate
inosservate a Dario Spada che in un suo libro (5) ci ricorda un caso che
si verificò, ancora una volta, nella frazione di S. Flaviano. In una
casa di detta località uno spirito avrebbe impresso su un mobile
l'impronta di fuoco della sua mano.
Con
il termine la paura si indica generalmente un'entità
disincarnata, uno spirito di carattere maligno la cui presenza era
"attestata" in numerose zone di Cingoli e del suo territorio.
Anche nel
Monte Alvello, a pochi chilometri da Cingoli, sarebbero frequenti gli incontri
con la paura
e le apparizioni di una processione di frati,
monache
e devoti che scenderebbe salmodiando lungo il sentiero che dal Briacu
conduce alla sottostante strada della Cervara per dileguare poi prima
che si possano riconoscere i partecipanti
(6).
In
quella località, nel
XIII sec., venne eretto il complesso monastico-ospitaliero dei SS.
Antonio e Bartolomeo (sito
medievale n. 12) che venne poi trasformato in lebbrosario. La
nascita della leggenda è da mettere in relazione con il ricordo
tramandatosi di questo "malsano" luogo?
Nella
stessa località, inoltre, altri
vi avrebbero incontrato un bambino che giocava con inafferrabili bocce
d’oro (7).
(1) S.
Matellicani, S. Bonfilio. Vescovo ed eremita compatrono di
Cingoli, Cingoli 2002, p. 7
(2) G. Malazampa, Breve guida religiosa di Cingoli e territorio,
Cingoli 1925, p. 63
(3)
O. Avicenna, Memorie della città di Cingoli", Jesi
1644, pp. 256-257
(4) Lo
Zibaldone è un manoscritto anonimo scritto nel XIX sec.; il
compilatore, attingendo dai testi di Nicolò Vannucci e di Giovan
Battista Onori, ha raccolto le notizie inerenti la storia e
l'attività amministrativa di Cingoli dei secoli XV, XVI e XVII.
Zibaldone storico della Marca
Anconetana, ms Biblioteca Bernardi, p. XXXIX
P. Appignanesi (a cura di), Vicende cingolane del secolo
XVI, in P. Appignanesi
– D. Bacelli (a cura di), La Liberazione di Cingoli, 13
luglio 1944, e altre pagine di storia cingolana, Cingoli,
1986, p. 374
(5)
D. Spada, Guida ai fantasmi d'Italia, Armenia, Milano 2000,
p. 180
(6) P. Appignanesi, Testimonianze medievali nel
territorio cingolano, AA.VV., Cingoli dalle origini al sec.
XVI. Contributi e ricerche, "Studi
Maceratesi", 19, Macerata 1986, p. 146
(7)
Si
veda anche la nota
17 del contributo "Il serpente e la tessitrice"
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