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Risale
ai primi anni del XIII secolo l'estensione della
struttura urbana di Cingoli ed il conseguente ampliamento delle
mura e dell'antico castro. Il castrum vetus copriva un'area
circoscritta fra Porta Capranica e l'antico "Girone"
(parte dell'attuale via S. Benedetto), risaliva da una parte per via
Castiglioni e dall'altra nei pressi della pieve di Santa Maria (oggi inglobata nei sotterranei della chiesa di San Filippo)
fino alla platea pubblica o piazza del mercato, nella parte più alta del colle (1).
Al castrum vetus si affiancò sul versante
nord del colle (localizzabile attualmente nell'area di via Ferri e via Roma) un castrum novum
che si estendeva su terreni presi in enfiteusi dal vescovo di
Osimo
(2). Successivamente i due castra si
unirono
attraverso una nuova cinta muraria.
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Castrum
vetus |
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Castrum
novum |
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Mura
perimetrale con torre |
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1:
Porta Capranica - 2: Girone - 3: via Castiglioni -
4: Pieve di S. Maria - 5: Platea pubblica -
6: Porta Montana Per
la definizione del perimetro dei due castra
si veda la bibliografia citata in nota n. 1 |
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La
posizione elevata di Cingoli (631 m s.l.m.) rendeva il sito particolarmente predisposto alla difesa. Il perimetro murario, che segue la morfologia del
sito, è di andamento allungato. La cinta muraria, realizzata in
pietra e con cortine a
filo, disponeva
di almeno quattro porte d'ingresso e di oltre venti torri
rompitratta a pianta rettangolare in gran parte ancora oggi visibili. Le torri vennero
principalmente innalzate nel fronte occidentale e in quello orientale;
il tratto meridionale è infatti ben protetto da un notevole dirupo che ne
accresceva la sua valenza fortificatoria.
Il
perimetro murario qui riprodotto è stato elaborato
utilizzando come basi cartografiche la pianta
dell'Avicenna (3) e la pianta del Christianopuli
(4) integrate con la carta catastale del Comune di Cingoli. La
fonte principale è la pianta dell'Avicenna che, nonostante rappresenti una Cingoli dei
primi decenni del XVII secolo, risulta oggi la
più antica testimonianza cartografica alla quale
possiamo accedere. L'impiego dei dati cartografici in nostro
possesso e le fonti archivistiche (5) permettono di delineare un quadro piuttosto preciso della situazione
medievale,
che non dovrebbe essere così dissimile da ciò che vediamo oggi,
in particolare per quanto riguarda l'andamento della cinta
muraria e le sue porte d'ingresso.
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Porta
Bombace (n. 31) |
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Porta
Capranica (n. 34) |
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Nel
lato orientale della cinta muraria si aprivano Porta Bombace e Porta Capranica. La prima
venne demolita, insieme alle case vicine, nel 1830 per far passare
la nuova strada e per la costruzione di Porta dei Macelli (chiamata
successivamente Porta Roma, a sua volta demolita nel 1948 per
problemi di traffico) (6).
Di Porta
Capranica, oggi inglobata in una
costruzione privata (7), è visibile soltanto una parte dell'arco.
Lo storico cingolano Niccolò Vannucci (1642-1715) la
definisce come "la porta delle mura di S. Pietro, chiamata
porta Capranica" (8). Sempre lo stesso autore, in altre
carte del suo manoscritto, definisce il tratto di mura nei pressi di
porta Capranica "le Muraglie di porta Capranica, o dicano di
S. Pietro" e "le muraglie di S. Pietro" (9)
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Porta
dello Spineto (n. 43) |
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Porta
Montana (n. 1)
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Gli
accessi al
lato occidentale erano garantiti da Porta dello
Spineto e Porta Montana. La Porta dello
Spineto venne edificata
nei primi anni del XIII secolo; era già presente nel 1217
quando Compagnone di Giovanni di Montecchio ebbe la terra presso
la "porta dello Spineto" per edificare l'ospedale di
Sant'Andrea e Santa Margherita (10). Realizzata in conci di
pietra fu successivamente cimata e privata del suo
probabile arco a sesto acuto, sostituito,
presumibilmente in epoca ottocentesca, da un arco a tutto sesto in
laterizio. La torre disponeva oltre che del consueto portone (del
quale è rimasto un ganghero in pietra) anche di una
saracinesca (visibili ancora oggi le sedi di scorrimento).
La saracinesca
costituiva una seconda protezione di questo ingresso, nonostante
la porta fosse già in qualche modo protetta
contro tentativi di sfondamento, dovendo l'assalitore operare in
situazione disagiata a causa della rampa posta a forte declivio
(11). Gli stipiti della porta conservano
alcuni blocchi di notevoli
dimensioni, testimonianza del riutilizzo di materiale di epoca romana.
Proseguendo
verso nord si incontra la Porta
del Tasso (detta anche "la Portella")
realizzata agli inizi del XVII secolo e successivamente rimaneggiata al fine di
realizzarne due, una carraia e una pedonale (12). Nella
pianta dell'Avicenna è indicata con il n. 19 (curiosamente è segnalata con un doppio 19, forse già
all'epoca constava di due aperture?) e viene così descritta: "Por(t)icella, dalla quale i Mercanti fan'uscire
i lor fattori di bottegha per andare à spandere i Panni di
lana, che fabricano".
La cinta muraria
che prosegue fino a Porta Piana è
costituita da una cortina a
piombo, non aggiornata quindi contro
le bombarde a mezzo di scarpature (13).
Porta Piana (detta anche
Porta Pia), costruita nel 1835 su progetto dell'architetto
Ireneo Aleandri, sostituì
l'antica Porta Montana che risultava già esistente nel
1216 come dimostra un documento dell'epoca che ricorda la presenza di un
ospedale nelle sue vicinanze: "ospitale edificatum iuxta
portam Montanam" (14).
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Lato orientale delle mura |
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Lato orientale e nord-occidentale delle
mura
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Lato occidentale delle mura. Ad eccezione
della torre n. 4 e del puntone n. 9, che non risulta in questa pianta, tutte le altre strutture così come
l'andamento delle mura sono chiaramente ancora oggi
riconoscibili. |
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Attualmente non
sono più visibili le torri nn. 4, 15,
16, 17 e 26. Per quanto riguarda le torri nn. 15 e 16, che nella
pianta dell'Avicenna figurano tra la "Piazza di S. Pietro" e il "Monastero
di S. Benedetto", è necessario osservare che esse non
sono rappresentate nella pianta del Christianopuli.
E' lecito quindi supporre che nel 1771, anno della
pubblicazione del lavoro del Christianopuli, le due
strutture fossero già state demolite.
La stessa sorte
sarebbe toccata anche alle torri nn. 4, 17 e 26 ma in un
periodo successivo dal momento che esse sono ancora
presenti nella pianta del Christianopuli. Se della torre n. 4 non resta più traccia,
delle
altre due è forse possibile rintracciare qualche
elemento superstite; entrambe sono state inglobate
in costruzioni moderne: la n. 17 in un'abitazione
privata, la n. 26 in un muraglione di
contenimento. |
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Particolare
della pianta dell'Avicenna. Torri nn. 15 e 16 (33: Piazza di S. Pietro - 36:
Monastero di S. Benedetto) |
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Strutture
perimetrali
| Numeri
di riferimento in pianta |
Descrizione |
Lato
della cinta muraria |
Miniature
(cliccare
per ingrandire) |
| 1,
2 |
Torri |
ovest |
|
| 3 |
Torre
semicircolare |
ovest |
|
| 4 |
Torre
rompitratta |
ovest |
-
non più visibile - |
| 5 |
Puntone |
ovest |
|
| 6,
7 |
Torri
rompitratta |
ovest |
|
| 8 |
Torre |
ovest |
|
| 9 |
Puntone |
ovest |
|
| 10-14 |
Torri
rompitratta |
ovest |
|
| 15-16 |
Torri
rompitratta
|
est |
- Non più visibili -
|
| 17-19 |
Torri
rompitratta |
est |
|
| 20-23 |
Torri
rompitratta |
est |
|
| 24 |
Angolo
nord-orientale
|
nord |
|
| 25,26 |
Torre
rompitratta |
nord-ovest |
|
(1)
S. Bernardi, Dal
primo medioevo alla tarda età moderna, in Cingoli.
Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, p 59 - S.
Bernardi, Esempi di assistenza a Cingoli nel sec. XIII:
gli ospedali di
Spineto e Buraco, "Studi
Maceratesi" 19, Macerata 1986, p. 261 - F. Stefanucci
"Pianta e profilo della città di
Cingoli nell'epoca romana dedotti dai
documenti" (circa
1919), Archivio M. Maran
(2)
Archivio di Santa Caterina, pergamene 1232 agosto 22, 26; 1235
marzo 31; 1236 marzo 1; 1239 marzo 29 - L. Colini-Baldeschi, L'archivio Comunale di Cingoli
e la sua importanza storica, Cingoli 1909, p. L, n. VII
(3)
O. Avicenna, Memorie della città di Cingoli,
Jesi 1644
(4)
F. H. D. Christianopuli, De S. Exuperantio
Cingulanorum episcopo deque eius vita actis liber singularis, Roma
1771
(5)
Archivio Comunale di Cingoli, pergamene 1232 agosto 22, 26; 1235
marzo 31; 1236 marzo 1; 1239 marzo 29; 1292 febbraio 22, sec.
XIII ed. L. Colini-Baldeschi, L'archivio Comunale di Cingoli
e la sua importanza storica, Cingoli 1909, pp. L-LV, docc.
VII-VIII
(6)
Archivio nuovo del comune di Cingoli. Cartella amministrazione
in S.
Matellicani (a cura di), M. Maran, Cingoli
scomparsa, Tipolito Mazzini, Cingoli 2000, p. 77
(7)
Nel 1890 la suddetta porta venne modificata per la realizzazione
di un
osservatorio meteorologico. La costruzione fu approvata e
finanziata dal Comune mentre gli strumenti per i rilevamenti
vennero donati dal marchese Filippo Castiglioni, S.
Matellicani., Cingoli nella cartolina (1900-1950), Circolo Filatelico
Numismatico "Pio VIII", Tipolito Mazzini, Cingoli
2001, p. 56
(8)
N. Vannucci, Libro C, c. 193r in S. Matellicani (a cura di),
M. Maran, Cingoli
scomparsa, cit., p. 33
S.
Pietro era una chiesa che si trovava nelle vicinanze di Porta
Capranica: "33. Piazza detta di S. Pietro, perche
anticamente v'era una bella Chiesa sotto la sua invocatione",
Pianta di Cingoli di O. Avicenna, Memorie della città di Cingoli,
Jesi 1644, n.33
(9)
N. Vannucci, Libro C, c. 226r, c. 192v in S. Matellicani (a cura di),
M. Maran, Cingoli
scomparsa, cit., pp. 34, 44
(10)
Archivio di Santa Caterina n. 130 ed. P. Compagnoni, Memorie
istorico critiche della chiesa e de' vescovi di Osimo, Roma
1782-1783, V, Appendice, p. 41, n. XVI.
Per
l'ospedale dello Spineto si veda: S. Bernardi, Il monastero di S. Caterina di Cingoli e le sue pergamene, "Studi
Maceratesi" 13, Macerata 1979,
pp. 68-106; S. Bernardi (a cura di), Le pergamene del monastero di Santa Caterina di Cingoli (1104-1215),
Biblioteca Comunale di Cingoli, "Collana di Fonti di Storia Cingolana",
1, Roma 1983; S. Bernardi,
Esempi di assistenza a Cingoli nel sec.
XIII:
gli ospedali di
Spineto e Buraco, "Studi
Maceratesi" 19, Macerata 1986, pp. 257-288
(11)
M. Mauro, Cingoli, i suoi castelli e quelli limitrofi, in Castelli.
Rocche torri cinte fortificate delle Marche, vol. III tomo I,
Biemmegraf, Macerata 1996, p. 69
(12)
M. Mauro, Cingoli, i suoi castelli e quelli limitrofi, in Castelli.
Rocche torri cinte fortificate delle Marche, cit. p. 69
(13)
M. Mauro, Cingoli, i suoi castelli e quelli limitrofi, in Castelli.
Rocche torri cinte fortificate delle Marche, cit. p. 69
(14)
Archivio di Santa Caterina n. 130 ed. P. Compagnoni, Memorie
istorico critiche della chiesa e de' vescovi di Osimo, cit.
|

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